Paganino no repet

scritto da quattroastoria il giovedì, 03 settembre 2009,20:37

E allora racazzi e racazze? Come va la vita vostra, di cui adesso? E a casa tutti bene? I figli? Avete fatto le vacazie al mare?, Avete pacato il mutuo della abbanca che avete fatto pè comprà la casa? Vi siete ricordati di chiudere iggas se no la casa zompa in aria e alla banca non ce ne fotte niente perché la banca iccuore non ha?

Bene, una volta fatta questa sola precisanzione, veniamo annoi, ma veniamo piano piano senza accaldarci, tanto avanti c’è posto per tutti.

Riprendiamo pure innostro percosso colturale di cui sopra, ricominciando da il studiare un personaggio storico che ha stato molto buono per la nostra musica italiana, fino a San Remo.nicolo_paganini[1]

Parliamo addirittura del cantautore Nicolò Paganino, di cui sotto.

A noi non ce ne freca niente dove ello naqquette e che facette e che dicette e quando morette. Queste sono cose che vi potete studiare sulle encicliche universali e sui trattanti della musica poppe.

Noi, come è nostra similitudine ormai, ci andiamo a capire le verità che i storiografici non hanno mai apportato nei loro grafici e che noi non abbiamo mai capito ipperchè, di cui prima.

La prima cosa, il suo nome di fonte battesimale: in verità ello si chiamava Nicolò Nino.

Un suo discensore mi ha raccontato che un giorno Nino non andò a scuola. Eravamo verso il 1792, verso febbraio e faceva un cazzo di freddo.

Ello aveva sempre avuto fin dalla nascita,anche prima, la passione sfrecata per la musica. Tanto che la mamma al parto era l’unica che non urlava, ma cantava a scoccia gola tutta la compilescion dei Pù. Ella non ebbe le voglie da parto, ma le voglie da spartito. Il piccolo nella pancia non le tirava calci, ma le accordava ippancreas e le ghiande sud renali. Ello non uscì dal ventre di testa, ma prima con una cosa secca e lunga e dura, che ippadre esclamò “tutto suo padre”, orgoglioso, ma poi capirono che era la stecca di un violino. Ello non emesse un vagito, ma un va pensiero. E cose di cui dentro.9785714003998[1]

Dicevamò che quella mattina Nino gratinò la scuola. E perché? Perché voleva comprare un violino.

Quando il venditoro di violini lo aveva già incartato il violino che aveva scelto Nino, Nino si accorse che non aveva i soldi e a què tempo non c'erano le carte di accredito. Per prendere tempo cominciò a fare domande stupide al venditoro di violino, tipo: Fa bene? Fa armonia? Fa diesis? Il venditoro che già aveva probblemi a casa con la suocera, difronte a queste domande perdette la calma e si distrasse a cercarla. Nino prendettee il pacchetto e scappò, e il venditoro perdette pure il violino.

Ma il venditoro no si dette per avvilito e lo rincorrette per tutto il paese e il vicinato attiguo e gridava: alladro, alladro! Devi pagare il violino!! Paga il violino!! Paga Nino!! Paga  Nino!!

Da quel giorno per la gente del porto egli fu Paganino, finchè venne dal mare un forastiero che prese a sua mamma sopra a un gommone e lo chiamavano Gesù Bambino, ma questa ve la racconto un’altra volta.

Paganino era molto attirato dal mondo zoologgico della zoo loggia e dedicò molti Elleppì ai animali.

Ne Elleppì QUARTETTO D’ORCO, parlava di questo animale vestito in musica da camera.

Ne Elleppì IL GATTO A NOVE CORDE parlava di un catto che frustigava una catta sado-maschilista.

Ne Elleppì BOBBY MARLEI parlava del cane del vicino che odiava la musica.

Ne Ellepì VACCA CARE parlava di quando si litigò con una vacca e……….

 

Ello fece pure parecchi concerti. Il più famoso nella storia fu un concerto dal vivo che lo fece in un cimitero degli inglesi.

Lo chiamò semplicemente CON-CERO , e fu un successo. Tutti agitavano i lumini a rittimo di ritornello, fiori sul palco a iosa: crisantemi, garofali, nontiscordar, corone….la fine del mondo. Da morire.

 tokio-hotel-concerto[1]

Comunque dobbiamo dire una cosa, se vogliamo essere sintetici: ello fu un grande espositore, ma solo verso la fine dei suoi anni.

Infatti ello suonava sempre a orecchio, fino a quando un giorno, in cui scoprì che suonare a mani veniva meglio.

E fu subito tutto un’altra musica.

Musica!!!

 

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lostradarius

scritto da quattroastoria il martedì, 07 aprile 2009,20:30
Cari amici,
dell’Italia, delli stranieri e pure delle isole comprese, buonasera a tutti quanti.
Questa sera ivvostro professore si cinge a parlarvi di un personaggio che è stato un personaggio storico: LOSTRADARIUS.nostradamus[1]
Sappiamo tutto di esso, ma ovviamente come succede ovviamente, sappiamo tutto sbagliato. Sappiamo, di cui sotto, quello che la Storia ci ha tenuto a precisare e che a noi non ce ne è mai frecato un Gran Sasso.
Lostradarius era quello ca prefiggeva il futuro dicendo quello che doveva succedere, come Giugas Castello e iccapitano Giuliaccio.
Ma pè capire come cominciò il fenomico, per capire perché questo ragazzino non giocava con le figurine come tutti i suoi coetagni, occorre di cui prima capire la sua infanzia e quale turbazioni lo hanno turbato, di cui dentro.
Dopo che ha diventato famoso, Lostradarius ha stato conteso come cittadino da tanti Stati stranieri con isole comprese. Quaccuno dice che era frangese, quaccuno inglese, quaccuno negro, quaccuno dice che era ceco, quaccuno dice che ci vedeva benissimo.
La verità è che irragazzino Lostradarius era nato in un piccolo paesello sulla Salerno-Reggio Calabbria, che proprio perché ha dato i natali a ello, d’estate il traffico è sempre suggestionato, per i troppo pellegrini che si spostano con le macchine, gli aeri , i monopattini e ogni mezzo di soccorritore. Pure i camper cò le aree attrezzate.
Lostradarius naqquette….
Nasse…
Nabbe?...
Lostradarius venì al mondo da una donna normale e da un uomo che vendeva videocassette di Nino d’Angelo al casello di Napoli Campi Fregai. Fino a una certa età il piccolo faceva tutte le cose normale ca facevano i bambini normali: si cacava sotto nel pannolino, sputava la minestrina in faccia alla nonna, faceva i rutti dopo ca si era scolato un bibberotto di latte screpolato, cercava di scavalcare la culla mentre i genitori russavano la notte, e cetra e cetra.
La sua fortuna cominciò un sabato, a casa sua. Correva l’anno. Stavano tutti mangiando il pranzo della domenica e a capo tavola c’era il nonno che nun partecipava alla discussiona perché era un tipo abbastanza segretario e nun ci piacevano le discussione accese.
A un certo punto Lostradarius, che aveva circa tre anni, tre anni meno un quarto, si alzatte in piedi, buttatte la coscia di pollo sulla coscia della mamma, il petto della zia sul petto di pollo e dicette, con tono severamente:
“fra poco muore il nonno”, così senza troppi preambi.nostra
Il nonno, ca nun ci piacevano le discussione accese e nemmeno i bambini  figli di puttane, nun facette in tempo a grattassi i coglioni, ca sbattette la testa nel piatto co la parmigiana di melenzare, e morette…
e morse…
e moreggè…
il nonno crepatte di botta.
Il padre ci voleva tirà uno schiaffo a què piccolo jettaturo, ma la mamma ci disse: nun lo toccà, perché se poi si incazza ti uccide pure a te!
Da què momento Lostradarius diventò famoso in tutto il mondo emerso, ma avette un’infansia difficile, assai.
Si chiudette in casa….
Si chiudè….
Si ciudde in casa….
non uscì più. Il padre ci regalò le pagine gialle, pè facci fa un po’ di cultura autodidattica e lui si imparò tutte le strade a memoria……sapeva tutti gli incroci, le piazze e pure le isole comprese.
Le pagine gialle allora inventarono un libro apposta con tutte le strade e lo chiamatteno Lo Stradario.
Così Lostradarius cominciò a guadagnare molti soldi e si divertiva a inventare il futuro.
Cominciò a dire ca ci saressero stati i terremoti, le slavinie, i sunàmi, i tornanti, le trombe nell’aria e tutte piccole cosucce catastrofine della natura, di questo genere.
Fu allora ca invettattero il corno rosso e le corone di aglio, pè riparasi da questo tizio ca dove passava lui succedeva sempre qualcosa.
Diciamo la verità: con la morte del nonno ha stato molto fortunato, perché poi prevedeva solo minchiate.
Un giorno disse: ci saranno le guerre….eh!
Ci sarà un Papa……eh!
Se scoppia una bomba ci saranno i morti….eh!
Dove Lostradarius fu veramente grande, fu quando previse…..
previdette…
privè….
 disse che un giorno ci sarà stata una certa Giovanna d’Arcore, che se non la bruciavano viva, diceva un sacco di eresie.
Giovanna la bruciatteno viva, ma si scordattero di brucià pure Arcore, cò tutto il casino che è venuto, di cui sotto.
Bruciate Arcore…gridava Lostradarius, correndo all’impennata fra il paese e i pompieri che cercavano di spegnere Giovanna, gli dicevano: abbi fede, abbi fede…..e così facetteno la seconda cazzata: nascette Emilio dalle cenere di Giovanna.
Emilio prò, lo dovessimo ammettere, non fu mai eretico, non parlatte mai male di Dio. Mai e poi mai.
Lostradamus ci rimanette male perché lui diceva le cose e nun lo stavano a sentì.
Sul punto di morte scrivette alcune frase, che ovviamente nessuno le ha mai capite. Elle erano le seguenti, di cui sotto:
Ormai avete fatto la cazzata, mò state attenti perché:
!) Nascerà uno con il corpo piccolo e la testa grande e ci piacerà a cantare le canzone napoletane.
Quando nascette Giggi d’Alessio, tutti disseno: eccolo! E Silvio potè cantare senza problemi sopra alle navi.
2) Nascerà uno con il corpo piccolo e la testa grande, vuole le televisioni. Semmai dateci il cinema, farà meno casino.
Quando nascette Cecchi Gori, tutti disseno: Eccolo! E Silvio si potette concentrare sulle televisioni.
3) Nascerà uno con il corpo piccolo e la testa grande e vorrà Kaka.
Quando nascette Confetto Falqui, tutti dicetteno: eccolo! E Silvio si accatò il Milan e vincette la scempion lig.
4) Nascerà uno col corpo piccolo e la testa grande e vorrà vestirsi di bianco e parlare ai fedeli da Piazza San Pietro…..
Mò vi raccomando, nun vi concentrate sul Papa, se no so cazzi.
Vi avverto!!
 
 
 sSilvioPapa[1]
 
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un ballo in maschera

scritto da quattroastoria il domenica, 29 marzo 2009,20:57
Care racazze tutte quante, e pure racazzi, va!
Qualche giorno fa, tipo ieri, una mia allievatrice della scuola mi ha detto:
Professò, perché non mi parlate di niente?
Allora la sono fatta stendere su un banco e sono chiamato lo psichiatrico, di cui mi ha detto che la piccirella stava perfettamento bene assai.
Allora ho detto: ci devo parlare del niente.buco[1]
Pè la prima cosa vi voglio fare un’avvertenza: nel parlare del niente, mi riferisco alla lincua del latrino, che come tutti sappiate deriva dalla terra della latrinia antica. Di cui fu.
Un giorno in una bibboteca ca ci stavano i libri (e ce ne stavano assai se no nun si chiammava bibboteca), e che io ci ero andato a studiare pè non sentì i ragazzi che giocavano a pallone e che gridavano e che c’era sempre la mamma dell’arbitro ca era un po’ di troja, ci trovai un libbro ca parlava del buco.
Il buco.
Mò secondo voi, che cosa ci sta di più niente di un buco?
 
DEFINIZIONE DEL VOCABBOLARICO: Un buco è una cosa vuota dove intorno ci stanno le cose e dentro non ci sta niente, perché se ci stava quaccosa non si chiamava buco.
Di cui dentro.
 
DE BUCUS NATURA
Il primo libbro che ho trovato era questo De bucus natura, che l’aveva scritto Catino il Pieno, vivuto a Roma cò la casa vicina al Colossenico. A secondo di questo libro della latrinia antica, il buco è l’alimento fondamentoso di cui si basa tutta la vita e l’assistenza dell’indivituo.
A si? La vita si abbasa sul buco? Si, la vita si abbasa sul buco!
Se facciamo un piccolo sforzo, e ci andiamo a ricordare quando abbiamo nati, ci arrendiamo conto ca è così. Ci dobbiamo spostare con la memorizzazione a molto prima che abbiamo nati, a quando stessimo parcheggiati nella borsa di papà, di cui sotto. sperm-drive-1[1]
Se ci ricordiamo, noi abbiamo passati attraverso di un buco e abbiamo entrati in un altro buco. Noi eravamo liquidini, senza le ossi, né iffemore e né iccranico, ma eravamo di una forma di una goccia.
Anzi eravamo una goccia.
Forse vi farà schifo a pensarlo, ma chiunque di noi ha stato una piccola e inzignifigante goccia. Tanti nostri fratelli so morti in un fazzoletto, di cui a terra abbandonati in un prato o dentro a un coso di gomma lungo lungo e che si arrotolava. Noi che stiamo qui, siamo le goccie che ce l’abbiamo fatta.
Yuhhuuuu!!!!
 
DE BUCUS USCITIBUS ET IN BUCUS ENTRATIBUS.
Issecondo libbro lo ha scrivuto un certo Menenio Atrippa. Ello diceva che una volta che abbiamo nati e appena che siamo cominciati a capire qualcosa, ci abbiamo preso quella spada in mano, ce la abbiamo alzata di cui sopra, e con la spada alzata abbiamo incominciato a cercà la strada pè rientrà in quel buco, di cui eravamo usciti.
Tutta una vita spesa pè rientrà in quel buco!
Guerre, crociate, cazzotti, trik trak e bombe a mano. Tutto pecchè? Pè rientrà nel buco.
E loro, le fimmene? Siccome so intelligente e sono capito che il buco era il loro e se lo gestivano esse, di cui in mezzo, si hanno incominciato a tirarsela, come se quel buco era di oro zucchino.
Ahò, fimmene! Sempre un buco è!! Di cui dentro c’è il vuoto e se ve la tirate tanto poi lo fate deformà.
Elena Rossi fu Troja, Messaligna, le Sabbine, Giovanna d’Arcore, Cenerentola e Cappuccetto rosso. Queste solo alcune fimmene ca se la tiravano, manco fosse di gomma.
Ancora oggi, ca immondo ha stato creato da tanto tempo, ci stanno uomini che vengono da Arcore, uomini ca si fanno fichi con le creme, e tutto pè entrà in quel buco!
Tutti tranne Cristiano Maggioglio, di cui dietro.
 
DE BUCUS CACANTIBUS.
Questo terzo libbro ha l’autore che si chiamma Costatino di Amici. Ello dice che l’uomo si sbatte, si addanna la vita, nun dorme la notte pè mangià e pè mangià più degli altri. Tutto un mangius mangius, tutto cò le mani pulite si no viene iccolera e iccolesticòlo.006559-cesso[1]
E l’autore si domanda: e poi che fine fa tutto quello ca vi mangiate? Lo fate uscì da un buco e lo fate entrà in un altro buco, in un gioco pirotecnico di rumori, odori, fetori, grezzi e olezzi. Una tirata di acqua e tutto sparisce, nel buco della terra, di cui dentro.
E dovete ricomincià daccapo.
Tutta fatica buttata in merda.
Il buco.
 
DE BUCUS NASCISTIBUS ET IN BUCUS FINISTIBUS.
Questo libbro, ca è un po’ tristerello, lo ha scrivuto un certo Mortacci Tuis.
Ello dice che l’uomo, sempre lui, l’essere umano più stupido del mondo degli uomini, si fa un culo tutta la vita (buco), dove cerca di entrà nella panza della femmina  (buco) (e più soldi ha, più ci riesce perché la femmina lo ama di più), di accumulà ricchezze a costo di fa debbiti in banca (buco), molte volte fa il razzista (buco nero), di magnà tutta la carne fino all’osso (buco), di inquinà più possibile (buco dell’orzoro), di andà a fa le rapine con la banda (del buco), e tante altre cose di questo genere di cui sottosopra….
Ma ecco che un giorno, mentre ca sta contando i soldi, ca sta penzando a come fa più potere, come fa il buco agli altri medesimi….
Ecco,
un giorno,
che si affloscia comme a un pallone bucato,
e si ferma!
Tutto si fa silenzio e freddolito assai, si stuta la luce, per sempre.
Proprio in què momento ci stà un altro uomo ca sta scavando un buco, lungo, profondo, freddo e ca puzza di terra inumidosa.
Lo sta scavando pè lui.
In què buco ce lo mettesseranno, tosto tosto e immobbilo, di cui sotto.
E lascerà sopra al buco tutto quello ca si è fatto un buco di culo pè averlo, pe’ gonfià il petto e dire ca lui sì che era grande.
Sopra solo una fotocrafia, pè ricordà al mondo che un giorno pure lui era passato da quelle parti.
E al mondo ca nun ce ne fotte un cazzo.
Il buco!
un-ballo
 
 

facebook

scritto da quattroastoria il domenica, 22 marzo 2009,21:59

Cari racazzi, e racazze, pure.

Ivvostro professore ha andato a studiare le nuove cose del monto moterno perché immonto moterno ha diventato moterno e noi non possiamo restà indietro nel monto anticamente.

Proprio per questo modernamento di cui sopra, che mi ha colpito una domanda di un telespettatore del mio bloggo, che mi ha dimantato:

Professò, ma che è ‘stu Facebook?

Caro spettatore, da dove chiami? Quanti anni hai?

solitudine2[1]

Inzomma.

Mò dovete sapere che da qualche anno ha nato Internètto, ca è una cosa che si fa col compiutèrro. In questo monto vortuale si parla con le mani, e si naviga stando seduti. Come non è possibile!!! Ve lo giuro. Si fanno pure delle altre cose che non vi posso dire perché mi metto vergogna (tipo le cose sporche dove però angòra nessuna femmina ha rimanuta in ginta). facebook[1]

E’ un monto dove so tutti belli, alti, biondi, appalestrati. Dove tutti so pronti a amare e non ci stanno cattivamenti. Tutti fanno dei lavori bellissimi, sociologgicamente intermittenti. Inzomma su questo internètto ci sta una specie di razza arianica, ca se la vedeva Hitteler diceva: ma perché nun l’hanno invendato prima, così io non facevo tutto quel casino?

Ma entriamo dentro alla domanda, di cui sopra.

Caro spettatore. Pè prima cosa ti devo dire, pè la precisazione di cui sotto, ca non si scrive come dici tu, ma né seguente modo:

Vù.Vù.Vù. fess bùcco.commo.

Inzomma qua si può finalmente parlare co gli altri stando a casa sua, senza che ci stanno gli altri. Lo so ca vi sembra strano, ma è accussì. E’ come sedersi attavolo di cucina , mettere su tavolo di cui sopra un piatto vuoto di plastica e dire: mò stò a Pariggi, al ristoranto dell’ultimo piano della Torra Feil, e stò manciando un menù del tipico posto della Frangia. Sempre stando seduti a tavolo di cucina di cui sopra, si guarda petterra e, invece di vedere le mattonelle di cucina, si vede ittraffico di Pariggi, di notte, di cui sotto. E se ci penzi bene, ti aggira pure la testa, pè l’altitudine su livello de mare di macchine.

Pè quelli ca so più capaci a sognare e a usare iccomputèrro, ci si può pure incazzare coccameriere pecchè è un’ora ca stiamo qui e ci avete portato solo l’antipasto, Messiè. Siccome pago, se fate accussì io e la mia signora ce ne scendiamo. Quale signora? Quella, non la vedete Messiè? E la vostra signora vi sorride, pecchè voi siete duro e potente, cazzo!!!

Inzomma.

Pè farvi capì meglio, me ne esco cò due esempi, di cui sotto.

Una volta, quando ci stava solo ittelefono, si diceva: Mi ami? E quando mi ami?

Oggi ca ci sta Fess bucco, se la racazza mi dice mi ami? Il fidanzato ci risponte: sentiamoci stasera su Fess bucco e te lo dico. E la racazza ci dice: ma non me lo puoi dire adesso? E lui ci risponde: primma fammi vedè se c’ho posta, se sto in qualche gruppo, se ho arritrovato una compagna dell’asilo, eccheccazzo: l’ammore è una cosa seria!!!facebook_logo[1]

Primma quando ci stavano le paggine gialle, si chiamava l’elettraico e lui ci veniva a aggiustà la lampadina can un funzionava. Mò co fess bucco chiammi l’elettraico e nun zai chi cazzo arriva, pecchè li incontri di fess bucco si fanno al buio, e chi accende la luce ci deve piglà un virùs grande come un Trojano.

Ci sono già tante novità nuove ca stanno arrivando dall’America. Ci stanno dei siti ca stanno pè fa la continuazione di fess bucco, ma molto specializzandi pè settori.

Ci saranno presto:

Vù.Vù.Vù. fess boccaccio.commo dove si potranno raccontà favole sporche pè bambini emancipati,  che a dieci anni ne dimostrano ventidue.

Vù. Vù. Vù. fess beccaccia.commo dove è una chat di cacciatori ca illustrano li uccelli, in tutte le dimenzioni e sui perchè.

Vù. Vù. Vù. fess becco.commo dove una cumiunitì di mariti cornifici descrivono le arti culinarie delle proprie mogliere.

Vù. Vù. Vù. fess ‘e mammeta.commo dove ci sta un po’ di gente incazzata, pecchè la banca non ci ha detto ca il mutuo era aumentato.

Vù. Vù. Vù. fess ura.commo è un sito sulla morfologgicazione dell’apparecchio genitalo della femmina moderna.

Inzomma cari racazzi, immondo sta cambiando e noi dobbiamo cambià, pure. Il vostro professore vi tienerà a giornati su questi cambiamentazioni.

Scusate ma mò vi devo lascià perché mi ha chiamato una femmina su

Vù. Vù. Vù fess bucchino. commo e devo andà a vedè che vuole, di cui sotto.

 

 

 

 

 

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I vasi scomunicati

scritto da quattroastoria il venerdì, 06 febbraio 2009,21:05
Io mò, dico io, io so bravo a storia e nun mi potete fa domande pure di altre materiale, ma siccome tengo ‘na certa coltura variegata, io vi rispondo pure su materiale che non sono storiografate.
E mi ha arrivata la secuente domanda di una materiale che si chiama : FISICA DELLE DIMOSTRAZIONE PRATICHE FATTE NE LABBORATORIO IN MEZZO ALLE PROVETTE.
La Domanda mi arriva da uno ca si chiamma Carminuccio Sciosciammocca, nato e vivuto a Udine da circa 12 generazione. La domanda è di cui sotto, la secuente:
PROFESSORE, MI SPIEGATE IL PRINCIPIO DEI VASI COMUNICANTI?
 
Caro amico Sciosciammocca di Udine e isole comprese.
La primma cosa ca ti devo fare annotare è che tu sei già sbagliato la dimanda. Essi di cui sopra non si chiammano vasi comunicanti, ma trattavisivisi de PRINCIPIO DEI VASI SCOMUNICATI.
Questo è un errore ca tutti ci sò cascati fino da quando esiste questo principio, perché ci fu stato un errore di stampa la prima volta, e poi nun lo sono mai corretto.
Ipprimo uomo che scoprì questo principio fu un certo Norveggese ca si chiamava Gutt Alax. Egli trovò al bidone della monnezza una specie di sgabello doppio (come da foto) co un buco in mezzo e una catenella di cui sopra, e se lo portò a casa. Lo piazzò in un ancolo della stanza dove ci stava pure la vasca e il bignè e, mentre ca lo guardava, si facette il bagno.bi-cesso[1]
Questo è il motivo di cui sopra ca oggi quel posto cò la vasca, il bignè e il sgabbello co il buco, si chiama bagno.
Finito di fare il bagno si asciuttò con l’accappatore del bagno, e si andatte a sedere su il sgabbello pè vedere si era commodo, di cui sotto.
Era commodo.
Mò sarà stato pecchè era commodo, sarà stato pecchè c’era il buco che aspirava, sarà stato pecchè l’aqqua calda ci aveva rilassato il corpo, di cui sotto, il nostro Gutt Alax, provò un senso di liberaziona e si libberò di un sacco di penzieri.Siccome ne traette beneficizio tutto il fisico, subbito inventarono un nuovo mestiere e il nostro amico si chiamatte: FISICO.
Mò tu mi dicessi: ma perché vasi scomunicati?
Mò te lo spieco:
Molti ma molti secoli dopo, circa 5 anni dopo, un tizio scoprette un documento sicreto ca stava dentro alla tuoletta pè signore di una chiesa sconsagrata. Siccome questo tizio nun si sapeva fa i cazzi sui, la portò al Papa di Roma, piazza Sa Pietro, 11.
Sulla lettera ci stava una certa fintastrocca ca diceva accussì?
 
Trovò questi due cessi
Un sacrestano
Di Oristano.
Coi pantaloni in mano
Si sedette piano piano,
Il sacrestano
di Oristano.
 
Chi siete, oh sgabelli?
Voi che vedete lacrimar li augelli!
In voi si svuotano i budelli
E sopportate questi e quelli.
Non siete belli
E portate le sembianze dei gemelli.
I canti che sentite, non sono menestrelli.
 
State fermi che mi sembrate gessi
E vi nutrite di schifosi cibi lessi.
Reggete corpi ormai dimessi
Caduti un poco poco in catalessi.
Scusate, sgabellini fessi,
non è meglio che vi chiamate cessi?
 
Oh cappellano
Di Oristano.
Dissero i cessi dandosi la mano:
Che tu sia alto, grasso o nano,
che sia di Napoli o di Milano,
che sia educato o un po’ villano,
che viaggi in nave o in aeroplano,
oh cappellano,
di tutti i tipi dell’umano
persin del Vaticano
noi conosciamo l’ano!!
 
Caro amico mio, ti potessi immagginà come la prendette il Papa di Roma quando sapette ca quei due vasi conoscevano i secreti più neri, più profondissimi e potevano andà a raccontà al mondo tutti i particolareggiati, di cui sotto, dei preti, delle moniche, dei punti cardinali, dei vescovati e del Papa di Roma, medesimato.
Siccome ca stvamo all’incirca né Medico Evo, esso penzò di tapparci il buco, pè non farli parlà.
Ma il movimento ormai aveva partito e in tutta l’Europa si stavano spargendo le notizie.
Naquettero le prime turche, moglie dei turchi che fumavano come i turchi, i secuaci di Vespasiano si azzeccavano ai muri, in Frangia nascevano le primme Tualette, ca il Papa di Roma non ci rimanette altro da fa che fa una bella scomunica generata.
Da allora i VASI SCOMUNICATI ci trovattono un sistema di non farli parlare: tramite un sistema a catena, ci buttavano una botta di aqqua fredda addosso, in modo ca i segreti della gente se ne scendevano al centro della terra, dalle parte dell’inferno.
Laggiù Dante Alighiero e www.Virginio.it  alzarono la testa e si incazzaveno ca ci cadeva sta roba in testa ca puzzava, proprio nel mezzo del camino.
 Ma quella è un’altra storia!
eddai
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L'HA BEFANA

scritto da quattroastoria il lunedì, 05 gennaio 2009,15:53
E visto ca stiamo di cui sotto apperiodo della ha befana, vi voglio parlare ai miei discepoli della vera storia della ha befana.
Pè molti anni, né secoli dè secoli (ammen), ci hanno sempre raccontato una storia della ha befana ca è una versione fallacica, quasi fallimentosa.befana[1]
Pè non darvi l’imppressionismo ca racconto cose fasulliche, mi atterrerò ai fatti, ai modi di dire.
L’HA BEFANA TUTTE LE FESTE SE LE PORTA VIA.
Quello già la vita è diffide e l’individuale si fa un mazzo dalla mattina alla sera. Già ci abbiamo poche sotisfazionamenti, lavoriamo giorno e giorno, senza sostamenti e nun arriviamo a fine mesi, già l’affitto costa caro e non ci sono più le stagioni di una volta, e siccome che pure i Santi hanno capito che vita dimmerda ca facessimo, ca essi di cui sopra si so organizzati a fare delle feste pè farci respirà un po’. Ecco ca abbiamo la festa della Maculata, di tre o quattro Madonne, la festa di San Gennaro, di Santo Ambroggio, di tutti li altri Santi, pure dei morti, della mamma, del papà, della repubblica e cetra e cetra.
A un certo punto, arriva sta vecchia e si porta via tutte le feste! Apparte iffatto ca è da maleducati a si portare via le feste, specialmente quelle ca non sei organizzato tu, ma poi ti volessi dire: ma perché nun ti fai i fatti tuoi e ci fai arrivà fino a ferragosto a affettare panettoni e pandori?befana_mini[1]
L’ HA BEFANA VIEN DI NOTTE COLLE SCARPE TUTTE ROTTE.
A voi vi pare bello ca uno va a casa degli altri e si presenta di notte? Nelle sacre scritture al volume tre del vecchio in testamento, era previsto ca l’ha befana doveva prendere un appuntamento co le famiglie, pè non recà disturbo e paura pè la popolazione.
Voi ve li immaginate quelli ca leggono il gas o ca portano le paggine gialle, ca entrano per il cammino del fuoco? No, nun sarebbe educato. E l’ha befana? E’ educato per essa di cui sopra?
Il fatto essenzioso è ca questa vecchia zitella, brutta co la faccia da strega, sporca e ‘nzivosa e che in tutti questi hanni non si è comprato manco un paio si scarpe, ce la vogliono dare pè forza l’associazione degli albergatori, sennò il 4 gennaio dovevamo rientrà a lavoro e la gente nun faceva ipponte nelle città di arte e di mare e monti.
Ma storiograficamente, la vera forza a questa brutta vecchia ca cammina sulle mazze di scopa, ce la ha data il ’68, co immovimento delle femmine femministiche.
Pè esse di cui sopra non era giusto ca ibbambini si erano affezionati a Babbo Natalico, ca portava i regali e ca ci facevano pure la pubblicità della Coca Cola, co le musiche di Natalico e l’attimosferica di Natalico. Esse femministiche di cui sopra dicevano ma perché solo un uomo deve portà i regali? E in questo contrasto politico nascette l’ha befana: correvano i mitici anni di piombino.
Allora pè la pacco condiscio, io li manderei tutti e due in penzione, se Berluscono permette, e i recali ai bambini ce li fare a ognuno dai genitori suoi di cui sopra.
Pecchè poi alla fine, ognun pessè…parapè parapè parapè.
beb
 
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I TRE RE MAGI ERANO TRE

scritto da quattroastoria il domenica, 21 dicembre 2008,10:22
Siccome ca stiamo sotto ipperiodo Natalitico, questa volta mi ho deciso di parlavvi dei Re Mangi.
re_magi[1]
La prima cosa ca dobbiamo chiarificare è che i tre Re Mangi erano tre. Sì, pecchè angora oggi ci sta chi dice che erano due, chi sette e chi addirittura cinguanta, e che avevano organizzato un viaggio col pulmàn, col prete della Pannocchia di S. Pancrazio ( un Tùr, pè chi ha il privilegiato di conoscere le lingue estreme).
Io vi giuro ca erano tre e si chiamavano nel modo di cui sotto: Baldrassano, Gasparo e Zuzzurro.
Hanno state scritte tante storie sui Re Mangi, ma nessuno ha mai avuto l’incoraggiamento scientifico di dire la verità. Se la volete sentire, ascoltate di cui sotto, se no ascoltate di cui sopra, tanto a me i Re Mangi nun mi cambiano usi e nemmeno il costume.
Pè comincià non è vero ca i tre Re Mangi erano negri, ma trattavisivisi solo di tre aiutanti giovinotti belli e abbronzati co le lampade dè “Centro Abbronzatorio La Cometa” che si trovava a Gubbio, in pieno centale.
Un bè giorno lo zio di Zuzzurro organizzò una festa di battesimazione pè iffiglio ca doveva nascere quella notte. E già questo ai Re Mangi ci sembrava strano: ma come, angora deve nascere e già ci fanno la battesimazione? Allora Zuzzurro si mise vergogna pè sto zio ca era un po’ strano e cercatte delle scuse pè scusarlo.
Disse ai amici ca suo zio era un po’ povero, nun ci aveva i termosifoni, teneva i ciucci e le vacche in camera da letto pè riscaldassi cò loro fiato. Baldrassano disse ca nun ci stava niente di male, pecchè in molte camere da letto ci stanno le vacche e che non si doveva preoccupà Vacca[1]pecchè le vacche le sono inventate apposta pè si riscaldà. Baldrassano, ca voleva partecipà alla discussione sulle vacche, disse ca lui conosceva pure delle vacche straniere, ca si chiamavano Wacche.
Gaspare disse ai sui amici se volevano andà co lui alla festa dello zio e i amici, siccome nun ci avevano niente da fa, ci dissero: va bene. Allora giustosamente, si misero a penzà di portare qualcosa come regalo. Zuzzurro dicette ca nun si dovevano preoccupà, ca bastava la presenzia, ma Baldrassano, ca era pure intelligente, dicette ca si nun portavano niente, erano comme a tutti li altri invitati, e can un saresseno passati alla storia.
Ve li immaginate i Re Mangi senza i regali?
Saresseno comme a dire chessò, Pippo Baldo ca è simpatico, o Berluscono ca è il poverello da Arcore, o addirittura Bertinotto ca è comunista.
Penza ca ti ripenza…..Zuzzurro disse: ok, io porto a mio cuggino. E accussì pè la storia Zuzzurro portò a Vincenzo. Baldrassono penzò ca forse era iccaso di penzà alle bevute, visto ca erano poveri. E lui di cui sopra, portò la Birra. Così penzò pure di fare iffigo e l’internazionalo, pecchè sapeva ca alle wacche ci piace assai la birra.
Rimaneva Gaspare, ca nun sapeva proprio che cazzo portà. Lui era un tipo ca andava in crisi quando ci stava da penzà ai regali. Si arricordò ca aveva un sacco di parenti e penzò di portare a Loro, ma Loro ci dissero ca avevano da fare e che lui era uno scornacchiato. Pecchè? Ci domandò ippovero giovine abbronzato? E Loro ci dissero: ma tu te ne vai e allora vai pure, ma ricordati ca Natale con i tuoi e Pasquale ndò cazzo vuoi. Evvabbe, dicette, a Pasquale Dio ci penza.
Si mettetteno così in cammino e si litigatteno subbito. Zuzzurro volette piglià i cammelli a alta velocità pecchè nun zi fidava di Trenitalia, pecchè stava sempre in ritardo e sotto le feste i treni stavano pieni di gente e ci stava una puzza nelle carrozze, cò tutti ca mangiavano e si levavano le scarpe.
Andiamo in macchina, dicette Gaspare, ma Zuzzurro dicette ca ci stava tolleranza zero, e co tutta quella birra ca portavano, si ci facevano ippalloncino erano cazzi.
Nella confusione si scordatteno il navigatone satellitano a casa e tutti si incazzottero cò Vincenzo, perché era l’unico ca ce l’aveva. Ma Vincenzo disse: mo mi state sbarraccolando! Io sono solo un regalo, mò me ne vado a casa e così voi fate la vostra figura dimmerda, ca vi presentate senza me. Uè, che volete da un regalo?
Lo calmatteno.
E accussì partetteno piano piano, tanto ittempo ce l’avevano. Dovevano arrivà a Betlemme pè mezzanotte.
Cambiando a Napoli, ce l’avesseno fatta.
stella[1]
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mosè dei primitis

scritto da quattroastoria il lunedì, 08 dicembre 2008,19:20
Chi era overamente Mosè? Si potesseno dire tante cose e tanti angòra, ma di sicuramente la più migliore definizione ca ho penzato è la secuente di cui sotto:foto mosè
Mosè è ipprotaconista de il Best Sellens LA BIBBIA, che sta ancora prima in tutte le Ip Parè delle vendite di tutto il mondo, isole comprese.
Bisogna allora concentrandosi sul perché di un tale fenomico letterario, pecchè nemmeno Uccello di Rovo e Quaccuno volò Succuculo, sono riusciti a vendere così assai troppo.
Ipprimo motivo che credo è che appunto Mosè, di cui sopra, fu ipprimo uomo “turn operètor” ca portò i turistici sul Mar Rosso. Quindi tutti quelli ca adesso se ne vanno a fare i fichi a Sciamm e a Scheìcc, sono dei veri falsari e copioni ca nun hanno inventato niente ca nun averesse inventato Mosè. Angòra oggi si parla di esodo e di contro esodo e ci fanno vedere le machine in fila ai casellici della tostrada, ma si ci era stato Emilio Fete a quei tempi di cui fu, ci avesse fatto vedere immaggini inedite di spiagge contaminate, di mare ca si apre pe fa passà i turistici, di terra promessa in aggenzia e non sempre mantenuta. Inzomma una vera e propria apocalisse, una vacanzia da Dio.
ciclista1[1]
Anche nello sport Mosè si distinguette, dando luoco a un grande dualità con i sportivi della bicicletta Bitossi e Gimondi, dove si aggiudicatte tutte le corse in salita su pè i Sinai, allenandosi nella sua palestrina, giorno e notte.
Celebre fu la sua frase ripetuta a De zan in una intervistica: “Se è felice Gimondi, figuriamoci io!”
Ma ivvero motivo della famosità di Mosè, furono che scrisse i dieci comandamenti sulla pietra. Essi di cui sopra andavano bene fino a quacche anno fa, anche se adesso fosse l’ora di farci quacche cambiamento.
Vogliamo vedelli? Ok, vediamoli insieme e ripetete con me:
1)      NON AVRAI ALTRO DIO FUORI DI ME. Oggi non va più bene. Oggi l’offerta si è fatta più concorrenti: ci sono pure Burda, Allà, Maometto, Berlusconi e Aldo Biscardo.
2)      NON NOMINARE IL NOME DI DIO INVANO. Oggi co l’avvento dell’euri e colle famiglie ca nun arrivano a fine mese, è difficile a volte rispettare questo comandamento.
3)      RICORDATI DI SANTIFICARE LE FESTE. Prima ci stava solo la domenica e era facile. Mò adesso si perde icconto delle feste nuove: ci abbiamo Alluvèn, la Festa dell’Unità, la Sacra de tortellino, la festa della mamma, quella della compagna di papà, la festa del papà, quella del compagno di mammà, il Martini non parti, il Ràvel, il concerto dei Cuggini di Campagna. Per non dire altre.
4)      ONORA IL PADRE E LA MADRE. E quali? Co tutto sto casino ca ci sta in giro, voi penzate che è facile per un bambino di cui sotto capire chi è ippadre e chi è la madre? Allora ibbambino non onora più nessuno e così non sbaglia comandamento.
5)      NON UCCIDERE. Questo vale solo pè quaccuno, non pè tutti. Quaccuno fa la stragge colla macchina e ci fanno fare i film e l’attore. Pure le sfilate e i soldi. L’importante è sapere uccidere e ti può cambiare la vita, di cui dentro.
6)      NON COMMETTERE ATTI IMPURI. Questo valeva fino a quanto hanno inventato Internetto.
7)      NON RUBARE. Questo è un vero probblema. Se ti pigliano a rubbare un biglietto dell’autobbùs, c’è un’ammerda da 100 a 100.000 euri, ma se pigliano quaccuno a rubbare 100.000 euri, lo chiammano finanziamento dei partitici e chi si è visto si è visto. Di cui sottosopra.
8)      NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA. Andava bene all’inizio. Poi hanno ‘nventato i giornali e i giornalistici che ci scrivono dentro e pure la televisione e i telivisistici che ci parlano dentro. No no, nun vale più.
9)      NON DESIDERARE LA DONNA D’ALTRI. E che è colpa mia se altri c’ha la donna più bona?
10) NON DESIDERARE LA ROBA D’ALTRI . Eddai:andava bene prima, ma ora ci sta la pubblicitaria: a chi è ca nun addesidera la Porce? O il viski di Michele? O le merentine de Mulino Bianco? O fare l’impiegato deccomune coll’orario corto, la settimana corta e la colazione al bar incorporata?
mose[1]
 
La verità è che tutti siamo intentati a salire sull’arca di Mosè, e finchè l’arca va…….ci penza Orietta Berto.
 
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Napoleone

scritto da quattroastoria il venerdì, 21 novembre 2008,21:05

E’ arrivato immomento di spiecare ammondo la vera storia di Napoleone, specialmente ca stiamo passando i guai nemmondo, ca ci stanno i presidenti abbronzati, ca cadono le borse, ca non si arriva a fine mese, ca ci sta pure il terroristico.

Cò tutto sto casino ca ci sta in giro, non è giusto ca uno penza a Napoleone come ce lo ha sempre raccontato la storia fino a ora, se no non usciamo più dalla crisi montiala.

Pè prima cosa dobbiamo sapere ca Napoleone nun è nato in Francia e nun si chiammava Bonaparte, manco pè sognolo.

Napoleone nacquette a Scampia da madre donna e patre maschio. Questo è buono a precisallo pecchè cò tutto stò casino che è successo, molte volte si può avere pure i genitori ghey maschi o ghey femmine.

I suo cognome originale era Scarrupasassi.

Alla tenera età di quattordici anni suo patre, Scarrupasassi Gennaro, fu trasferizzato in Francia e ippiccolo Napoleone lo ascrivettero al Licè du Piccirill, in un quartiere popolano vicino a Pariggi.

Questo fu immomento crociato in cui Napoleone lo chiamattero Bonaparte.

Fu una mattina, a squola. La maestra di storia ( ca ancora nun conosceva la riforma Germina) facette una domanta importante ai sui alunnici: Racazzi, che volete fa da grandi?

Cominciatteno tutti a dire cose assai importanti: chi diceva iffalegname, chi la velina, quaccuno arrivatte pure a dì icchirurgico dei polmoniti o degli ossi, uno disse pure l’astonavico, quaccuna la mignotta. Quando toccò a lui, la maestra ci disse: e tu, Napoleone Scarrupasassi, che vuoi fa da grande? E lui, fra lo stupro generale disse: Voglio fa Berlusconi.280px-05-05-05napoleone[1]

Tutti cominciatteno a ridere, pecchè penzavano ca Berlusconi era una maschera deccarnevale di Cannes, ma solo ippreside capì avvolo quello ca voleva dì ippiccolo ragazzo di Scampia.

Fu lui, ippreside di cui sopra, ca pretesette ca da queggiorno si cancellassero iccognome Scarrupasassi e ci mettessero Bonaparte, pecchè ci sembrava un po’ più grandioso.

Napoleone Bonaparte, di cui sopra, da què giorno cominciò a fare una asensorata al potere ca, pè l’Europa di què tempo, nun s’era mai vista. Né di cui sopra e né di cui sotto.

La primma cosa costruette Pariggi Uno e Pariggi due, coi franchi francesi ca aveva fottuto dal savvadanaico di suo fratello Paul.

Poi si comprò Tele Libera Pariggi e volle ca tutti i disc giochey si mettessero le maglie rossonere a strisce verticose. Nominò subbito icconsiglio di amministrazione ca era formato da accuni personaggi ca scrivetteno la storia dell’Europa de medioevo rinascimentale antico: iccapo di tutti era un mago ca si chiammava Emily Fid, ca da giovane faceva iggiornalaio in una edicola in rue Sicily. Sotto sotto, di cui sotto, ci stavano: Mic Buongiò, Lory Cucchiarini, Hadolf fan Basten, Ludvic Fon Confalonier. E poi via via tutti li altri.

All’età di 22 anni di età, innostro Napoleone Buonaparte aveva già finito sette scatole di Risiko e si era arrubbato tutti i carrarmatini dei suoi compagni di gioco: le armate gialle dessuo amico Peretino Craxo, quelle viola di Caio Giulio Cesare, le rosse di Mao Zetturko. Inzomma a quella tenera età di età, si era fottuto già tutto immondo.

Siccome era troppo giovane e aveva già tutto, ville a Arcone e a Ajaccio, televisioni ( a valvole, a tubo e a plasma), intere nazioni e isole comprese, squatre di fubbol, camere, senati, cantanti personalizzati, partiti politicizzati, e chi più ne abbia più ne nebbia, ci prese il pallino di entrà nella chiesa. Ma no la domenica mattina, pè confessà quacche peccatuccio ca pure forse teneva: no, no.papa_berlusconi_I[1]

 Ello Napoleone, di cui sopra, si mise proprio ‘na chiesa in proprio.

In men che non si addica, fondò una religione cattolico- protestante-avventizia del settimo giorno, di cui lui ovviamente si nominò Gran Papa.

La chiamatte Forza Gesù.

Nominò una serie di Santi co la Bolla Ecumenica di S. Siro di cui i più ricordati e pregati furono:

S. Bossi da Pontedilegno, protettore delle patane, con delega all’agricoltura.

S. Calvi da Piddue, protettore delle banche rotte.

S. Marcellino da Dellutri, protettore delle eroine, con delega alla Sicilia.

S. Letta e Riletta, protettore della Fininvest.

S. Adriano da Galliano, protettore di S. Siro, con delega pure per le partite fuori casa.

S. Giulio dai Tre Monti Sacri, protettore delle finanzate.

S. Gelmina, protettrice degli insegnanti.

E così via.

E adesso tutti in piedi ragazzi, e recitate commè……

Patre Nostro…..

Ci consenta…….

silvio-berlusconi-gesu_exc[1]

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ittabbaccaro

scritto da quattroastoria il domenica, 09 novembre 2008,07:32

Queppovero cristo c’aveva ‘na tabaccheria: ‘na povera e misera tabaccheria!

La gente c’ha i Yotti, le ville co’ iggiardinaio ca taglia le foglie vecchie, la cuoca “abbronzata” ca ci dimanda oggi che vuole mangiare, la bebby sister ca ci accompagna i piccirilli a squola, e cetra e cetra.

Esso c’aveva solo ‘na piccola e scura tabbaccheria.

Ve l’avessi fatta vedere! Un banco di legno scarrupato e scorticato dove ci stavano caramelle alla menta forta e civingumme ca fanno la pubblicità alla televisione, quella della professoressa ca passa sopra alla grata e ivvento ci alza la gonna.

Alle sue spalle ci stava uno scaffandro di legno scuro, pure ello scarrupato, e dentro tutti i pacchetti delle sicarette. Appesi allo scafandro ci stavano due file di Cratta & Vingi ca erano un “piffero” pè chi voleva cambià vita.

Ippovero tabbaccaro aveva pure comprato una vetrina usata di terza mana, dove ci aveva messo quacche boccetta di sciampo pè i capelli crassi, delle lamette Bicche pè la barba con cinque lame, addirittura:

 la prima pè taglià ippelo,

 la siconda pè chiedecci scusa,

 la terza pè sentì come stava,

 la quarta pè sputallo nellavandino

e la quinta pè facci la cremazione coll’aqqua derrubbinetto.

Ma un giorno issuo commercialistico ci disse: tabbaccaro, ma ti arrendi conto ca tu ti compri le sicarette dallo Stato del Monopoglio e ello, giustamente, vuole i soldi? Poi ti da dei pacchetti e sopra ci sta scritto ca è veleno. Poi lo Stato della Pubblicità Procresso dice a tutti (pè fassi bello e ‘ntilliggente) ca è meglio a non fumà, ca si muore. Inzomma primma ti vente la robba e poi dice alla gente di non compralla!

Poi vuole pure le tasse, su quello ca hai cuatagnato e su quello ca avresti dovuto guatagnà, si solo fussi stato un buon ventitoro.

Nun zei capace? Allora devi morì, tu e le tue sicarette, co tutti i Cratti e Vingi e pure li sciampi e le lamette.

Poi un giorno leggi ca pure alle banche e alla Allitaglia nun zo stati buoni commercianti e hanno fatto i conti rossi. E dici: mò morono pure loro, eccheccazz, cu tutti i loro conti occorrenti, i libbretti delli assegni, li airoplani e pure tutte le ostèsse e li stworti.

No, ti dicono quelli ca sanno parlà, le banghe e l’allitaglia li salva Berluscono.

E pecchè? Domanda ittabbaccaro can un ci po’ credere?

Pecchè quelli so giovani, belli e abbronzati.

Ittabbacaro allora se ne vuole andare a Rimini a abbronzassi pure lui, ma ormai è vecchio e fa pure schifo.

Allora deve proprio morì.

Viva l’Itaglia.

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